I film dell’orrore

Di film dell’orrore, si sa, ce ne sono tanti tipi; si va da quelli psicologici a quelli più beceri, in cui creature surreali o persone mentalmente instabili decimano a turno il malcapitato gruppo di imbecilli.

Di quest’ultima categoria prenderemo un esempio inventato su due piedi (ma che non si discosterà molto dai film veri e propri):

Il nostro gruppetto di teste di minchia, pieno di manzi e gnocche che potrebbero partecipare a milioni di concorsi di bellezza e vincerli tutti, ha deciso di passare un’allegra e spensierata gitarella fuori porta nei pressi del bosco di Denport, a soli 6.000.000 di km di distanza da qualsiasi forma di vita.
Tende caricate in macchina e si parte; arrivati ad oltre metà viaggio, i nostri decidono di fare una breve sosta alla stazione di servizio più vicina, situata ormai in mezzo al nulla.
Qui li accoglie un uomo balbuziente, con un occhio di vetro, che sta servendo un caffè ad una signora.
Alla domanda “dove state andando?” il nostro gruppo di amici risponde con tono fiero, dandosi un’aria da veri eroi: “Al bosco di Denport, all’avventura”. A sentire quel nome la signora stramazza al suolo, in preda alle convulsioni, mentre all’uomo cade l’occhio finto dall’orbita. La teiera che è sul fuoco inizia a miagolare.
I nostri friends si guardano straniti, chiedendosi per ben 15 secondi ciascuno il perché di quella reazione. Poi sorridono, pensano nuovamente a quanto sono fighi e risalgono in macchina: si va!

La mappa (perché  in posti del genere il GPS non prende, ovviamente, così come non prendono cellulari-cercapersone-segnali di fumo) indica che la destinazione è vicina mentre la bionda non smette di mostrare le tette a tutto il gruppo, a turno, sorridendo a cinquantotto denti e non capendo che nessuno alzerà mai lo sguardo abbastanza da vederle anche solo il mento.
Mentre le guardano le tette, alla bionda cade lo sguardo fuori dal finestrino e rimane stupita: un’auto taglia loro la strada; è un pickup sporco e scassato che nel cassone posteriore è pieno di ossa, filo spinato e qualcosa che pende sulla strada. Sembra tanto una testa. Che strane usanze, questa gente del luogo! 🙂

Arrivati a destinazione, il gruppo inizia a montare le tende. La gioia li pervade, ed è proprio il caso di fare un bel respiro a pieni polmoni, in mezzo alla natura incontaminata.
Pensando al pranzo imminente, però, ci si accorge che manca l’occorrente per cuocere il cibo: che sbadati! Occorre che qualcuno provveda, e questo qualcuno è sempre lo sfigato.

Lo sfigato è colui che per primo ci mostra come funzionano le cose all’interno del film. È una sorta di guida per il telespettatore, anche se lui non è stato avvertito. Il nostro sfigato fa una breve passeggiata nei boschi, direzione a caso sperando di trovare aiuto per risolvere la faccenda, quando invece di trovare la fata turchina si gli para davanti un uomo con tre nasi e sei capelli in fila per due, che gli spacca la testa a metà con un’accetta e trascina il suo cadavere nel villaggio vicino, assolutamente mancante su qualsiasi mappa. Col corpo dello sfigato ci si faranno braccialetti, bistecche per la griglia e portacenere, nonché tanta salsa di soia da rivendere ai ristoranti cinesi.

I nostri figoni, mentre il tempo passa iniziano a porsi domande esistenziali quali “dove sarà mai finito il nostro amico, che l’abbiamo mandato in giro a caso 46 ore fa e non è ancora tornato? Strano, che qui di negozi ce ne sono a palate…”
Un’ascia vola dal nulla e si pianta in fronte allo sconosciuto, mentre il gruppo corre all’impazzata verso direzioni a caso.

Lo sconosciuto è quell’uomo (anche se essendo sconosciuto non vi sono fonti attendibili atte a testimoniarlo) che muore senza alcuna utilità, senza nessun dialogo e nessun tentativo di sopravvivere. Nessuno, prima di vederlo morto, si era nemmeno accorto della sua esistenza, e dato il breve istante in cui si è passati dalla non-esistenza all’esistenza, e subito dopo alla morte, si può affermare con certezza che lo sconosciuto non sia mai esistito.

Le due stupide intanto sono così fortunate da correre verso il villaggio in cui vive la gente deforme, CASUALMENTE nel momento in cui non c’è nessuno né in giro né nelle case. Le due stupide si guardano attorno e capiscono immediatamente che qualcosa non va: teste mutilate, cadaveri appesi a stendere al posto delle magliette, ossa usate come mazze da golf e barili pieni di acqua, sangue e interiora. E non è Halloween.
Cosa si fa in questi casi? Cosa si fa? MA SI DA’ UN’OCCHIATA IN GIRO, OVVIO!
Le mentecatte (parlo sempre di loro) proseguono intimidite e incuriosite allo stesso tempo, ripassando nel frattempo tutti gli organi del corpo umano. Milza: celo, fegato: celo, pancreas…dov’è finito?
Sul tavolo “da lavoro” dei mostri trovano lo sfigato, o meglio ciò che ne rimane (la testa), e le due deficienti lanciano un urlo lancinante. Che qualcuno le abbia sentite? Ma no, figuriamoci. Altro urlo. Si sa mai.
Dopo questa scena ormai chiunque sarebbe corso a gambe levate, MA LORO NO. In fondo è come la giostra degli orrori ma non si paga: chissenefotte? Suvvia, vedo anche qualcosa laggiù. Cos’è?
Entrano in una casa, e su un letto umido e lurido c’è un essere informe che non si può muovere. Cazzo. Che si fa?
Niente. Già perché, SEMPRE CASUALMENTE, in quell’istante entrano in casa due mostri ammazzatutto. Le minchione corrono a chiudere la porta della stanza sbarrandola con una forcina per capelli, sicure che resisterà. I mostri nemmeno provano ad aprirla, non si fa così dalle loro parti. Un colpo d’ascia trapassa la porta da parte a parte, e con altri tre colpi la porta non c’è più.
Mentre le amiche del destino cercano di scappare infilandosi in un buco di centimetri 1×1 una delle due viene colpita brutalmente, mentre l’altra riesce a scappare e corre più veloce che può.

Nel frattempo la nascosta fa la sua porca figura.
La nascosta  è una donna straordinaria, l’unica che riesce ad infiltrarsi in casa dei mostri, a nascondersi dietro un posacenere caduto a terra e a non essere vista. I mostri, nel mentre, tagliano una delle due stupide, mezza morente. Ruttano, bevono un po’ di birra, sputano a terra, giocano a briscola e la nascosta è SEMPRE LI’, a mezzo metro da loro, tremante e ansimante. Le scappa persino uno starnuto, ma nessuno ci fa caso. Allora molla una scorreggia, per testare se è stata una botta di fortuna, e invece ancora niente. La fortuna vorrà inoltre, ovviamente, che la ormai compiaciutissima nascosta trovi l’istante esatto in cui uno dei due mostri starnutirà, l’altro si stropiccerà un occhio e lei correrà a perdifiato fuori dalla casa, senza che nessuno si accorga di NULLA.

I ragazzi, avendo ormai chiaro il quadro di insieme della situazione (e questo grazie alla nascosta e alla stupida sopravvissuta), decidono di fargliela vedere a quei mostri di merda.
Grazie ad una fetta di prosciutto riescono ad attirare uno dei mostri, lo stordiscono e lo legano strettissimo con delle corde. Decidono all’unanimità che il mostro va ucciso immediatamente, in modo da fargliela pagare, quando  la furba (che in verità è la bionda, ma crede di essersi mascherata da furba per Halloween) spiega che non è giusto fare del male a quell’abominio della natura, che potrebbe servire per arrivare agli altri, che  sarebbe da razzisti ucciderlo solo perché diverso, e che in fondo ha la certezza che abbia un gran cuore, è solo timido.
Così si organizzano dei turni di guardia, in cui il dormiglione è messo a fare la guardia alla creatura.

Siccome sono ben 12 ore che non chiude occhio, e ciò che sta succedendo non intacca per nulla il suo stato d’animo, il dormiglione si addormenta 15 secondi dopo aver iniziato il turno di guardia. Inutile dire che il mostro coglierà l’occasione per rompere la corda strusciandola sul fango (?), liberarsi e uccidere il dormiglione senza che nessuno se ne accorga.

Quando i nostri si accorgono che il mostro non c’è più, la furba (che in questo caso fa tesoro dei film horror visti tra una tinta di capelli e l’altra) ha una folgorazione improvvisa: SCAPPIAMO!!!

Tutti si guardano in torno: cazzo…la bionda è davvero una capa, ma che colpi di genio ha??? Bisogna SCAPPARE!

I deficienti iniziano a correre, i mostri arrivano e si fiondano all’inseguimento, e come in ogni film horror che si rispetti c’è qualche problema temporale nello sviluppo di queste scene: la bionda sta correndo coi tacco 12, sculettando e ansimando contemporaneamente, facendo attenzione a non bucare i collant, e ciononostante va spedita come un treno, notevolmente più veloce dei mostracci possenti.
Nonostante ciò, purtroppo alla bionda cade un orecchino a terra, quell’orecchino che aveva comprato da Accessorize a 3 euro, offerta imperdibile. Fatto un rapido calcolo decide che è molto più importante l’orecchino della salvezza stessa, per cui si ferma a cercarlo, segnando così la sua tragica fine.

Noi non sappiamo però che i due “eroi”, che sono in genere la coppia che sopravvive alla strage, avevano cosparso di benzina tutta la zona del villaggio: ora che è il momento giusto lanciano a terra un fiammifero.
I mostri muoiono affumicati, anche se meno buoni del salmone, e la coppietta si ferma. Ce l’hanno fatta.

Attimo per prendere fiato, lungo respiro e salgono in macchina, pronti a tornare a casa, stremati ma sorridenti. Ci si aspetta che partano i titoli di coda mentre i due parlano di quale gita fare settimana prossima, quando un’inquadratura sul bosco ci fa vedere un mostro che li saluta, sorridente.

 

Frase del giorno

Natale scorso, fuori pioviggina leggermente. Mio papà apre il rubinetto in cucina, a tutta intensità, e mia zia, mentre guarda la tv: “MINCHIA, SENTI QUANTO PIOVE!!!!!”

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4 pensieri su “I film dell’orrore

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