Autolavaggio

Prima di tutto vorrei fare i complimenti all’esercitatore di statistica.
Dire “OK” 85 volte in un’ora non è da tutti, e dirlo 195 in due ore nemmeno…
E non sto scherzando!!
Passando all’argomento principale di oggi..OK?
Sono felice di annunciarvi che oggi parlerò de:

Il lavaggio della macchina

Ci sono tre tipi di uomini: Gli uomini “minchia c’ho la macchina figa”, gli uomini “ogni tanto mi ricordo che ho una macchina” e gli uomini “Cos’è quella cosa a 4 ruote?”.
Il secondo tipo non verrà analizzato, perché basta fare la media tra i due gruppi estremi per trovare il valore della variabile (colpa dell’università di informatica, non mia!).

Partiamo dall’ultimo tipo, di cui faccio fieramente parte:
Gli uomini “Cos’è quella cosa a 4 ruote?”

Questi uomini, emarginati e derisi dagli uomini di prima specie, sanno a malapena di avere una macchina.
Vagano senza meta sul marciapiede, finché non si imbattono nel veicolo e urlano, stupiti: “MA QUESTA E’ QUELLA ROBA LI’ CHE MI SERVE AD ANDARE IN GIRO! ECCO DOV’ERA!”.
Solitamente il loro mezzo di locomozione ha un’età compresa tra i 10 e i 1000 anni, con varie ammaccature o righe. Proprio queste ultime, le righe, sono ciò che i membri più estroversi del gruppo usano come motivo di sfoggio, di vanto.
Alcuni di questi hanno la macchina che è una riga continua, da parte a parte: nei lati il graffio può persino avere dei giri a spirale. In genere questi ragazzi sono solari e scherzosi, e invece di odiare il vandalo che gli ha squarciato indebitamente la macchina lo adorano, perché questi ha semplicemente abbellito il loro catorcio inguardabile comunemente chiamato “Quella roba lì che mi serve ad andare in giro”.
Il lavaggio della macchina è una cosa a loro sconosciuta, fatto verificabile da vari particolari, tra cui uno strato di polvere spesso almeno 2 cm, escrementi di piccione (alcuni storici individui hanno collezionato anche escrementi di cani e gatti sul tetto della macchina, come non si sa) e resina degli alberi. Per non parlare dei moscerini che tappezzano il cofano, come una sorta di mosaico.
Nel loro gergo “lavare la macchina” significa aspettare che piova, mentre “c***o di resina” è un modo dialettare che lascia intendere la frase “speriamo che le foglie che cadono dagli alberi si attacchino sulla resina per portarla via quando pioverà la prossima volta”.

Nella categoria dei “minchia c’ho la macchina figa” rientrano a pieno titolo Manu e Davide, che stranamente sono miei amici (conflitto di tipologie…ma queste analisi sociologiche le lasciamo per la prossima volta). Una riga sulla loro macchina equivale alla morte immediata del padrone della macchina. I pochi forti di cuore che resistono a tale scempio gridano al cielo: “MINCHIANNNNNNNNOOOOOOOOO SE LO BECCO GLIENE DO TANTE CHE DIVENTA ALTO COME DANNY DE VITOOOOOOOO”.
Diversamente dagli individui di terza categoria è pratica comune di questi esseri affibbiare al mezzo dei nomignoli affettuosi come “Titty”, “Minnie” o “Pucci Pucci”.
Una goccia di resina equivale alla comparsa immediata di un fazzoletto, intinto della propria saliva, che il conducente non esita ad utilizzare per far scomparire all’istante quel liquido altamente tossico.
Lo spiaccicamento di un moscerino sul cofano causa una frenata subitanea del boss che, dopo una serie di appellativi poco carini nei confronti del cadavere, non esita a trovare un metodo per rimuoverlo. In confronto, i morti nelle guerre mondiali sono NIENTE.
Per farvi capire la psicologia distorta di questi individui vi descrivo il traumatizzante giorno in cui sono andato con loro all’autolavaggio; luogo che, inutile dirlo, è anche il loro punto di ritrovo, come fosse la Mecca. E’ altrettanto inutile dire che non sono riusciti a convertirmi, nono.
Ecco l’elenco completo della gita, durata 3 ORE:

– Lavaggio macchina con 3/4 diversi tipi di getto (prelavaggio, schiuma, getto d’acqua e qualcos’altro di a me sconosciuto)
– Aspiratura doppia degli interni della macchina (NON VORRAI MICA CHE RIMANGA UNA BRICIOLA!)
– Cruscotto pulito con straccio (…)
– Vetri lucidati col vetril (Ma che minchia li lavi a fare, se poi li rilavi?)
– Muso macchina pulito da moscerini con pelle di daino
– Specchietti puliti con vetril
*Intanto mi cadono le palle*
– PULIZIA INTERNO SPORTELLO BENZINA (io fra poco nemmeno mi ricordo che c’è, quello sportello)
– Ripassata totale di tutta la macchina con pelle di daino
– Pulizia cerchioni con pelle di daino (fossi il daino mi incazzerei, e non poco, per il modo in cui mi stanno utilizzando)

Si rientra in macchina, con loro due completamente soddisfatti e io e Antonella completamente sudati solo a vederli fare tutto quel lavoro (inutile).
Sorrido a Manu e gli faccio, scherzando: “Certo che ci vorrebbe un piumino, per togliere tutta questa polvere..”
Mi fissa.

“Che ideona!”

Senza parole.
Partiamo.

 Cinema polacco

Solamente non mi fa ridere quasi nessuno di Zelig, mentre questi due sì!! E la risata di lei è veramente forte!

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3 pensieri su “Autolavaggio

  1. Petretvek, finalmente hai aggiornato.
    Comunque anche il mio prof di linguistica è uno che ripete le stesse parole…solo che invece di dire ok, dice vero…con la o finale ascendente tipicamente piemontese che a lungo andare ti fa venire voglia di sopprimerti con la bagna cauda…
    Per quanto riguarda l’autolavaggio…esattamente…cos’è?

  2. Io penso che sarò il tizio di mezzo…dai, povera auto, anche lei merita di essere coccolata! Però sono decisamente protettiva nei confronti del mio cellulare: se lo tiene in mano qualcun altro per più di 2 secondi netti comincio a vedere tutto nero e medito omicidi di massa…buahahahah!

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