Zayn Malik lascia i One Direction

Ebbene, come forse avete già sentito i One Direction possono contare su un membro in meno: Zayn Malik.

Chissenefrega, direte voi: chissenefrega, direi anch’io, se non fosse che ci possiamo fare delle belle risate.
Il fighetto di turno ha lasciato la band dichiarando prima di non reggere più lo stress da successo, e di voler quindi tornare alla normalità, per poi dichiarare di avere in cantiere un album da solista.

LEIDEECHIARE

Siccome i One Direction sono seguiti da un esercito di bimbeminchia, come potrete immaginare le reazioni alla notizia dell’abbandono sono state sconvolgenti:
Si comincia con dei video e foto di fan che piangono come ossessi, come se Zayn fosse morto:

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Non mi capacito, tra l’altro, di come una persona possa fare video del genere e non pensare di risultare patetica e ridicola. Probabilmente sono solo bambini, ok. Li odio lo stesso

Si arriva poi ad un’angosciante verità: decine di fan, minacciando il suicidio, si sono tagliate i polsi con la lametta, pubblicandole sui social con l’hashtag “#cut4Zayn”. “Così Zayn tornerà indietro”. SI BELLE DE MAMMA, UN ATTIMO CHE ZAYN TORNA.
Non metto qui le foto perché sono abbastanza crude, cercate l’hashtag e ne troverete varie. Una si è addirittura incisa sul polso la scritta “this one is for you”.
Tralascio le osservazioni del caso, che ognuno di noi può fare (per dire, oltre ad essere un comportamento che denota problemi più “radicati”, purtroppo i social in questo non fanno che peggiorare la situazione).
Nel mentre Zayn diceva in un’intervista “Ho fatto la scelta giusta”. Lo pensiamo anche noi, o meglio, ce ne sbattiamo le palle.

Si è parlato addirittura di suicidi, ma nessuna voce pare essere confermata. Nel caso, comunque, sarebbe stata selezione naturale.

La voglia di posare il carrello

Tutti conoscono l’IKEA per la convenienza dei suoi mobili e la vasta scelta dei suoi prodotti.

Quello che potrebbe essere sfuggito ai più, invece, è un fenomeno che si può riscontrare in tarda serata, quando i parcheggi dell’IKEA di turno iniziano a svuotarsi.
Sì, perché è a quest’ora, quando il buio inizia a fare capolino, che tra un MALM e un EKORRE ci si può avventurare fuori,  tra le macchine posteggiate, per unirsi allo sport più diffuso della zona.

Lo sport in questione consiste in pochi e semplici passi, da seguire con attenzione:

1) Stringere con forza la presa sul carrello che si sta trasportando in giro;
2) Appena usciti dall’IKEA, contare fino a dieci e fermarsi sul posto, nella posizione in cui ci si trova;
3) Guardarsi intorno e cercare il posto in cui posare il carrello;
4) Non appena lo si trova, lanciare il carrello in quella direzione, con tutta la forza che si ha nelle braccia, facendo attenzione a NON CENTRARLO.

RICORDIAMO: l’obiettivo di questo gioco non è posare il carrello, evidentemente, ma partecipare a questa variante del boccino delle bocce. Più ci si avvicina al deposito carrelli e più punti si fanno.

E’ infatti evidente come il concorrente della terza foto abbia anni di esperienza.

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Dual Shaper e il pudore

DUAL SHAPER ti farà avere gli addominali che hai sempre sognato.

Sono proprio SICURO che sia così.

A parte questo, clicchiamo su PLAY e guardiamo questo video a 7:10 (potete anche cliccare il tasto 5 della tastiera, una volta partito il video):

Seguiamo insieme il loro esempio:

La gelatina è il nostro grasso: siamo dei vacconi flaccidi che hanno ingoiato Slimer.
L’imbuto è il nostro sistema metabolico.

Miss Fitness ci instilla curiosità: “Che succede se proviamo a far uscire la gelatina dal corpo, e quindi dall’imbuto?”.

Da questa frase diventa chiaro come, se l’imbuto è il nostro corpo, il fondo dell’imbuto, la parte più stretta, sia il nostro ano.
“Come vedete, è impossibile.” Siete dei flaccidi obesi, c’è talmente tanta gelatina che vi è quasi arrivata al cervello”.

“Il tuo corpo deve romperla per permetterle di uscire”, continua. Ma non stava parlando in seconda persona plurale?

Tralasciamo.

Dicevamo: se il nostro corpo è l’imbuto, e Dual Shaper deve aiutare il corpo a rompere la gelatina, dove lo metteremo, l’indispensabile Dual Shaper?  

MA OVVIAMENTE attorno alla boccia di acqua sottostante.

MA COS’E’ QUELLA BOCCIA? E come fa, il grasso addominale, a riempire il corpo in larghezza e poi scendere come fosse una colata lavica dall’ano?  

NO. HO CAPITO.

I due ragazzi sono un po’ timidi e non se la sono sentita di dirla tutta.

La gelatina rappresenta le feci, un mare di feci. Sono quei periodi di stipsi, in cui proprio non riusciamo ad andare di corpo, nemmeno concentrandoci. Quei giorni difficili, in cui pensiamo di stare per esplodere, e le proviamo tutte.

Ebbene, in quei giorni Dual Shaper correrà in vostro aiuto.

Il boccione sottostante non può essere altro che il water.
“Proviamo a mettere Dual Shaper attorno al recipiente”

WROOOM e la gelatina scende a fiotti, copiosa.
Un Dual Shaper attorno al cesso e vi vedrete ballare sulla tavoletta come foste in alto mare, che nemmeno il pirata Barbanera. A piccoli saltelli lo stimolo subirà un’impennata, ed eccovi finalmente liberi.

“In poco tempo la gelatina fuoriesce attraverso l’imbuto”

Un delirio di nome RE/MAX – parte 2

LA PRIMA PARTE QUI

Eravamo rimasti al giorno in cui avrei dovuto visitare due case col gentilissimo e disponibilissimo (a rompere i coglioni) agente immobiliare C.C.

Il giorno arriva e inizio con la prima delle due case, che è bella anche se il prezzo è altino. Ha una cameretta un po’ troppo piccola che non mi ispira tanto e, soprattutto, ha la portineria (vedi: spese di condominio alte).

Scendiamo e C.C.: “ALLORA ALESSIO, LA COMPRIAMO?”. Il mio cervello pensa “hai rotto il cazzo”, mentre la mia bocca dice “non saprei”.
Gli esprimo i miei dubbi (uno dei tanti: il parquet in cucina) e inizia a discutere con mio padre sulla questione portineria sì/portineria no. L’ipotesi rissa è ormai percepibile nell’aria ma è ora di vedere l’altra casa, così ci incamminiamo.
La seconda casa è grande, un 90mq con un parquet molto molto bello, anche se parecchio rovinato e scolorito.
Inizio a chiedermi se lucidandolo tornerebbe come nuovo quando C.C., in modo molto professionale, mi fa: “Alessio quanto costava questa?”. Io: “149.000” e lui sorridendo, con fare da spaccone: “Mica posso sapere le caratteristiche di tutte le case a memoria”. E beh, nel pomeriggio ne dovevi provare a vendere ben due, sai che fatica.
Poi fa a mia mamma: “sa, quando avevo appena cominciato a fare l’agente immobiliare imparavo tutto a memoria, dai prezzi alle spese. Poi ho capito che non serve a niente: prima vedo se il cliente è interessato, se lo è allora mi informo. Non ha senso imparare tutto senza motivo”.
Il fatto che sapere COSA STAI VENDENDO possa contribuire a creare interesse e a farti fare una figura migliore non devono mai averlo preoccupato. Intanto Mi faccio un altro giro per le stanze: bagno da rifare, cucina da rifare.

Scendiamo dall’appartamento e C.C. si fionda con una domanda. Indovinate quale? BRAVI.
“ALESSIO, LA COMPRIAMO?”.
Gli dico che ci sono un po’ di lavori da fare (“E FACCIAMOLI!”) e che devo quindi farmi due conti su quanto costerebbe, per vedere se starei nel budget prefissato.
Con fare scocciato inizia: “ALESSIO, IO CREDO TU DEBBA PRENDERE UNA DECISIONE. PERCHE’ NON SO TU, MA IO VORREI VIVERE UNA VITA SERENA, ARRIVARE A 50 ANNI, AVERE DEI FIGLI, PASSARE UNA VITA TRANQUILLA”. Gli dico: “Anche io, non ti preoccupare” con un filo di acidume che non credo colga e lui, imperterrito, cerca di convincermi nuovamente a comprare.

Arrivato il momento di congedarci mi fa: “ALLORA, TI CHIAMO DOMANI PER SAPERE COS’HAI DECISO?”. Lo guardo allucinato. “ALLORA, TI CHIAMO DOMANI?”, ripete sgranando gli occhi, come fosse OVVIO che domani dovrò aver già deciso. “Guarda, domani è un po’ presto”, gli dico. Lui: “TI CHIAMO DOPODOMANI?”. “Ok, se poi non ho deciso ti dico che non ho deciso”. Lui: “OK. A DOPODOMANI”.

Aspetto un giorno, due giorni. Intanto nella mia testa mi formo il discorso, niente di particolare: gli dirò che ancora non ho deciso, che sto guardando anche altre case e che mi farò sentire io. Che tra l’altro è la verità.
Il terzo giorno mi chiama e io, ingenuamente, rispondo.

“CIAO ALESSIO!!!!” “Ciao.” “ALLORA, QUALE COMPRIAMO?”
“Mah guarda, le case erano interessanti, però sto valutando anche altre proposte…”.
Silenzio.
“PERCHE’?”.
“Perché voglio vedere anche altre case prima di decidere”.
Silenzio.
“PERCHE’!”.
“Perché mi sembra giusto vedere un po’ di case, non scegliere così di getto”. Silenzio.
“ALESSIO PARLIAMOCI CHIARO. IL TUO SCOPO QUAL E’: COMPRARE CASA O GUARDARE CASE?”.
“Comprare casa”. “AH ECCO, PERCHE’ NON MI SEMBRA.”
Ripeto in modo anche troppo calmo che essendo un investimento importante è quantomeno SENSATO non buttarsi a pesce sulle prime viste ma anzi, guardarne un po’. Mi sembra una cosa anche abbastanza ovvia.
“ALESSIO, TU MI AVEVI DATO UN LIMITE DI TEMPO DI UN MESE O DUE. TI FACCIO PRESENTE CHE SONO QUASI DUE SETTIMANE CHE CI CONOSCIAMO E NON HAI ANCORA DECISO NIENTE”.
(qui non ricordo cosa gli ho risposto perché, data l’importanza della telefonata, nel mentre stavo giocando a Metal Gear Rising).

Riparte all’attacco: “ALESSIO, HAI VISTO TRE CASE E MI HAI DETTO CHE TI PIACCIONO. COME MAI NON NE SCEGLI UNA, QUESTO VORREI CAPIRE” e io: “Guarda, ad esempio la terza casa, quella in cui ci sono un po’ di lavori da fare…ho chiesto a dei miei amici che abitano in quella via e mi hanno detto che trovare parcheggio lì è quasi impossibile, girano due ore ogni volta prima di trovarlo”. Silenzio.
“AH HO CAPITO. QUINDI ORA CI FIDIAMO ANCHE DEI PARERI DEGLI AMICI”. Non credevo più alle mie orecchie.
“Beh, se sono miei amici non avranno nessun interesse a dirmi cose non vere, no?”. Silenzio.
“AH NON LO SO. SONO TUOI AMICI, LO SAI TU”.
La telefonata, ormai delirante, si conclude con lui che mi dice che mi chiamerà venerdì per fissare un appuntamento. Questo perché vuole capire cosa non mi soddisfi del “lavoro svolto insieme”.
Da quel giorno ho direttamente bloccato il suo numero, sebbene sia molto pentito di non averlo mandato direttamente a fanculo via telefono. Quello è un rimorso che mi porterò dietro forever.

Un delirio di nome RE/MAX – parte 1

Come alcuni di voi sapranno da un mesetto a questa parte mi sono messo a cercare una casa da acquistare.
Ho iniziato a consumare letteralmente la tastiera per colpa di immobiliare.it, casa.it, siti specifici di agenzie immobiliari, ho visto svariati annunci per strada e già visitato 7 milioni di case ma l’esperienza più…più…INTERESSANTE l’ho avuta con la RE/MAX.

Premessa: con questo post non voglio fare di tutta l’erba un fascio; so benissimo che ci saranno degli agenti RE/MAX professionali e rispettosi. E’ solo per colpa di quello beccato da me che, piuttosto che contattare un’altra volta quest’agenzia, preferirei lanciarmi da un burrone.

Il simpaticone della RE/MAX in questione, tale C.C. (iniziali PURAMENTE DI FANTASIA) mi ha portato a vedere una casa qui a Torino. Bellissima, secondo piano, completamente ristrutturata, 138.000 € e un gattone siamese che mi fissava dal divano.
Unico grande punto negativo: si affaccia sul mercato di Corso Racconigi, uno dei mercati più grandi della città. A parte il baccano la mattina presto, che tra doppi vetri e camera da letto nella via opposta non mi preoccupava più di tanto, è sorto il gran dubbio: dove (e soprattutto IN QUANTO TEMPO) sarei riuscito a trovare un parcheggio?

Terminiamo la visita alla casa e C.C. parte all’attacco: “ALLORA ALESSIO, LA COMPRERESTI?”. Ingenuamente dico di sì, intendendo che mi ispira, e lui: “COMPRIAMOLA ALLORA!!!!!!!!!!!!!!”.
Lo guardo con occhi sgranati (n.d.a.: era la seconda casa che visitavo, complessivamente) e mio padre tira fuori il problema parcheggio.
L’agente in modo quasi allucinato si gira e ci indica tutti i posti vuoti del mercato (dove si mettono di mattina le bancarelle): “ALESSIO, GUARDA QUANTO POSTO C’E’. NON TI BASTA!?!”.
Lo guardo in modo altrettanto allucinato, facendogli notare che se di sera metto la macchina in quei posti non ho che da aspettare qualche ora, verso le 6 di mattina, per poi vedere il carro attrezzi portarmela via per fare posto ai mercatari e lui: “ALESSIO MA TU A CHE ORA VAI A LAVORO?”, “Parto di casa alle 7 circa”. “QUI IL MERCATO INIZIA DALLE 8, NON E’ UN PROBLEMA”.
Sì guarda, i mercatari sicuramente arriveranno alle 8 meno dieci.

Gli dico che ci penserò e che tra l’altro avevo visto altre case di mio interesse, sempre sul sito della loro agenzia; gli mostro sul cellulare la prima, venduta. La seconda non ha l’ascensore. In tono seccato (perché gli stavo facendo PERDERE TEMPO) mi dice: “PERCHE’ NON VIENI IN UFFICIO DA ME, COSI’ VEDIAMO QUALCHE ALTRO APPARTAMENTO CHE POSSA INTERESSARTI?”. Il mio cervello dice: “Le ho già viste sul sito, che me ne faccio?”, la mia bocca dice: “va bene”. Mi dico che in fondo potrebbe essermene sfuggita qualcuna.

Così ci vediamo qualche giorno dopo, e dall’elenco tiriamo giù due case da visitare.
Punti salienti dell’incontro: C.C. mi chiede il mio budget, gli dico “il massimo che mi son prefissato è 150.000€” e inizia a farmi vedere le descrizioni di una casa da 178.000. “NON TI FISSARE SUL PREZZO, QUELLO E’ INDICATIVO”. Eh sì.
Altro punto saliente, la sua stima (che a me è sembrata LEGGERMENTE ottimistica) secondo cui in genere la gente vede mediamente 5 case prima di acquistarne una.
Mi chiede qual è il limite di tempo che mi son prefissato per comprare, gli dico che non ho fretta perché abito coi miei genitori. Mi dice di quantificare lo stesso e gli dico indicativamente “uno-due mesi”, per fargli capire che ovviamente se non ci impiegassi 15 anni sarebbe anche una bella cosa.
Insomma, fissiamo un appuntamento per visitare le due case più interessanti e qualche giorno dopo ci troviamo.

– CONTINUA CON LA PARTE 2 CHE INSERIRO’ A BREVE –

Dormire come un sasso

Oggi abbiamo un importante sondaggio suggerito dall’affezionato lettore Matteo:

Si dice “dormire come un sasso”. Ma come dormono i sassi? Aiutateci a risolvere questo dilemma.

SETTE ANNI!

SETTE ANNI!

Oggi il blog compie 7 anni. AUGURI!!!
Che le minchiate possano continuare a correre libere in quel prato di inutilità che è questo blog, e che a sempre meno gente muoia il gatto.
FIIIIIIIIIII (rumore di trombetta)